Cari spettatori,

il 25 ottobre 2020 abbiamo lanciato con altri amici una petizione contro la chiusura di cinema e teatri, sfiorando i 50mila firmatari. Rivolgendoci alla Presidenza del consiglio dei ministri, contestavamo la chiusura dei luoghi della cultura e dello spettacolo, trattandosi di presidi garanti di tutte le misure igienico-sanitarie nel rispetto della normativa anti-Covid. Lo facevamo al di là delle valutazioni e delle implicazioni che l’ulteriore serrata avrebbe comportato per tutto il settore e per il significato e il valore che la cultura deve avere nel nostro Paese.

Il 12 gennaio 2021, viene lanciata dal Presidente dell’AGIS Carlo Fontana una petizione che risulta essere naturale prosecuzione della nostra. Nelle lunghe discussioni sulle riaperture, i luoghi di spettacolo sono stati i grandi assenti. È arrivato il momento di individuare precise strategie, anche e soprattutto temporali, per una ripresa delle attività di cultura e spettacolo.

Questa sollecitazione parte da una domanda di interesse generale: perché riaprire cinema e teatri?

Non è solo un problema di posti di lavoro, guardiamo oltre: i luoghi della cultura sono indispensabili nella crescita individuale, ma anche sociale e urbanistica delle città. La cultura è necessaria per riaccendere l’identità nazionale e la voglia di ripartenza di un Paese.  

Ma per capire bene la questione è utile rispondere alla stessa domanda nella sua forma negativa: perché non riaprire cinema e teatri?

Cinema, teatri, sale da concerto, musei, sono luoghi sicuri. Hanno rappresentato un esempio virtuoso di gestione degli spazi pubblici in epoca di pandemia perché sono state garantite tutte le norme di sicurezza igienico-sanitarie. Noi ci siamo adoperati per il rispetto del distanziamento minimo tra le persone, l’obbligo dell’uso della mascherina nelle aree comuni e in tutte le sale cinematografiche - sia mentre si accede al proprio posto, sia durante le proiezioni, il potenziamento dei servizi di biglietteria online per evitare la formazione di file all’ingresso dei cinema, la sanificazione di tutti gli ambienti, l’attività di tracciamento dei contatti, il controllo della temperatura corporea all’ingresso.  
Basti pensare che, da giugno a ottobre, nel nostro Paese, oltre 5 milioni di cittadini hanno frequentato i cinema e non si sono verificati contagi.
La necessità di contenere i contagi e la riapertura dei luoghi della cultura possono convivere.
La cultura – così come l’istruzione – non deve più essere sacrificata per il mantenimento del modello di consumi vigente. Rispetto al piano di contenimento del contagio, i luoghi della cultura devono rispondere alle stesse regolamentazioni dei negozi di prima necessità, poiché soddisfano un bisogno primario dell’individuo, quello di socialità, di evasione, di riappropriazione del proprio tempo libero, in funzione di una crescita individuale e collettiva al di fuori delle mura domestiche, per non cedere all’involuzione. Da parte nostra esiste la totale disponibilità a studiare un piano che preveda anche maggiori restrizioni rispetto al periodo di riapertura giugno-ottobre. Si tratta di una nostra responsabilità sociale, volta a riavvicinarsi alla socialità, alla condivisione, al piacere di entrare in un luogo e trovare delle persone con cui si ha qualcosa in comune.

Come agire?

L’aspetto più drammatico e sconfortante riguarda il fatto che, non solo i luoghi della cultura e dello spettacolo siano chiusi, ma non vi siano prospettive dal punto di vista di un’ipotesi di ripartenza.
Da parte delle istituzioni – di cui riconosciamo un sostegno importante in relazione al piano ristori – all’urgenza di sanare i problemi provocati dalle chiusure, è doveroso preoccuparsi di quando e come si potrà ripartire. Monitorando i dati, si deve individuare una strategia temporale per una ripresa delle attività di spettacolo.
I ristori sono stati un supporto importante, ma per la sola sopravvivenza. Certamente utili, ma non bastano: occorre ora pensare ad incentivi per chi si spende e si batte per la riapertura, finalizzati alla promozione e all’organizzazione dell’attività culturale. Perché sappiamo che riapertura non significherà affollamento di pubblico - soprattutto per assenza di prodotto, poiché, necessariamente, ci sarà bisogno di tempo per organizzare le uscite dei film e per promuoverli.  
Ma siamo ugualmente convinti che sia importante riaprire, indipendentemente dal prodotto, per misurarsi con la sfida di tenere acceso nel pubblico l’amore per l’arte. Per questo ci auguriamo che i ristori possano trasformarsi anche in incentivi.

Non permettiamo che ci si disaffezioni al cinema, al teatro, alla musica. Per lavorare in questa direzione, noi lavoratori dello spettacolo, abbiamo bisogno di risposte e progettualità, al di là di una legittimazione e fiducia nel nostro ruolo.

Anteo 

Firma qui la petizione per “una strategia per la ripartenza dello spettacolo”

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